Vista la recente veloce proliferazione di figure professionali in ambito di salute mentale, questo articolo si pone l’obiettivo di spiegare chi cura cosa nel mondo della salute mentale. Qual è la differenza tra uno psicologo, uno psicoterapeuta, o uno psichiatra? E un coach o un counselor? Ecco una breve guida per chiarire chi cura i disturbi mentali, e quali sono le competenze e gli ambiti di pertinenza di ciascuna di queste figure professionali.
Ultimamente mi capita piuttosto spesso di ricevere nel mio studio dei pazienti che provengono da altri percorsi terapeutici, il più delle volte insoddisfacenti visto che continuano (apprezzabilmente) a cercare di stare meglio. E alla mia domanda su quale percorso avessero seguito in precedenza, noto che non vi è un’ accurata conoscenza delle varie figure professionali che oggi popolano il panorama della salute mentale. Quindi…
Perché la Confusione è Pericolosa?
In un panorama così ampio di offerte in ambito di salute e benessere mentale si corre il rischio di una sottovalutazione della psicopatologia: un coach o counselor non formato può scambiare un disturbo d’ansia per “insicurezza”, o peggio scambiare per euforia o temperamento energetico una persona affetta di disturbo dell’umore.
Vista anche la facilità con cui si possono reperire online video o risorse cartacee che illustrano tecniche specifiche che richiedono per l’appunto formazioni specifiche, si corre il rischio che avventori della professione psicoterapica incappino in un danno da negligenza. Mi è personalmente capitato di dover intervenire a riparare dei precedenti interventi azzardati effettuati da figure non sanitarie che si erano avventurate nel trattamento di traumi, lutti complicati o disturbi gravi con conseguenze molto pesanti per gli ignari pazienti che si erano affidati ingenuamente a tali figure dal dubbio profilo formativo.
E in ultimo ma non meno importante, il rischio di svalorizzazione della professione è un pericoloso fenomeno legato allo sdoganamento di pseudo-terapie (life coaching, coaching del lutto, counseling energetico) e può generare l’idea che la salute mentale sia un campo senza bisogno di competenze specifiche solo perché dotati di una buona empatia e capacità interpersonali.
Facciamo chiarezza sulle figure della salute mentale
Lo Psicologo: ha conseguito una laurea in Psicologia (della durata di 5 anni totali), ha frequentato il tirocinio post-laurea, ha sostenuto l’Esame di Stato e iscrizione all’Albo degli Psicologi.
Cosa può fare: Valutazione psicologica (test, colloqui), sostegno psicologico, prevenzione, orientamento.
Cosa non può fare: Non prescrive farmaci, non tratta disturbi psicopatologici. Non può fare psicoterapia senza aver prima frequentato un corso quadriennale di specializzazione (a prescindere da quale orientamento teorico). Non può praticare tecniche specifiche come EMDR o altri metodi altamente specializzati.
Lo Psicoterapeuta: Oltre alla laurea in psicologia o in medicina, ha un’ulteriore specializzazione quadriennale in Psicoterapia (con specifico orientamento teorico) per un totale di 9 o 10 anni di studio.
Cosa può fare: Diagnosi e cura dei disturbi mentali (ansia, depressione, traumi, disturbi di personalità, ecc.), terapia individuale, di coppia, familiare. Se ha una specializzazione in età evolutiva tratta anche le psicopatologie infantili.
Psicoterapeuti medici vs. psicologi: Gli psichiatri sono medici prima e psicoterapeuti dopo, quindi possono prescrivere farmaci; gli psicologi-psicoterapeuti lavorano sulla terapia verbale e relazionale e non possono prescrivere psicofarmaci
Lo Psichiatra: Ha una laurea in Medicina (6 anni), specializzazione in Psichiatria (5 anni).
Cosa può fare: Diagnosi medica dei disturbi mentali, trattamento farmacologico, gestione di casi gravi (es. schizofrenia, disturbo bipolare). Alcuni sono anche psicoterapeuti se come detto hanno frequentato una scuola di specializzazione quadriennale in psicoterapia (a prescindere dall’orientamento teorico)
Cosa non può fare: senza aver conseguito un training specifico in psicoterapia, non può esercitare la professione di psicoterapeuta.
Le Figure NON Sanitarie: Coach e Counselor possono curare?
Vi sarà probabilmente capitato di vedere, su siti web o social network, annunci che promettono di diventare “coach certificati” in pochissimo tempo, magari garantendo anche la capacità di intervenire su problemi psicologici complessi. E’ importante quindi chiarire quali sono le competenze di queste figure; la loro differenza da psicologi, psicoterapeuti e psichiatri, e in che modo possono apportare un valido contributo al benessere emotivo delle persone se opportunamente confinate nel loro ambito professionale.
Il Coach
Il Coach: ha frequentato corsi privati (solitamente della durata di qualche mese tuttalpiù di un anno senza standard uniformi). Nessun ha alcun obbligo di laurea o iscrizione a ordini professionali.
Cosa può fare: Supporta l’autostima e la crescita personale attraverso consigli e tecniche motivazionali. Aiuta a definire obiettivi di vita e, in ambito professionale si concentra più su temi lavorativi o performativi se si occupa di sport.
Cosa non può fare: Non può diagnosticare disturbi mentali (ansia, depressione, PTSD…).
Non può intervenire su traumi, lutti complessi o psicopatologie tantomeno sostituirsi a uno psicologo/psicoterapeuta in casi clinici. Non può prescrivere farmaci.
Rischi: Spesso ignora la complessità psicopatologica, può banalizzare problemi seri (per esempio può non riconoscere uno stato depressivo scambiandolo con una semplice mancanza di motivazione)
Il Counselor
Il Counselor: ha seguito un corso triennale (non universitari in Italia), senza regolamentazione univoca. Non è una professione sanitaria.
Cosa può fare: Ascoltare in modo empatico le persone, fornire sostegno in difficoltà relazionali o transizioni di vita.
Cosa non può fare: anche questa figura non può trattare disturbi mentali e non ha la formazione adeguata a poterli riconoscere. Non può prescrivere alcun farmaco.
Rischi: Molti si spingono oltre il loro ruolo, facendo pseudo-terapie senza strumenti per riconoscere patologie (per esempio possono scambiare un disturbo da attacchi di panico per “eccesso di stress”).
Quando è corretto rivolgersi a un coach o counselor?
Queste figure possono essere davvero utili ma solo in contesti NON clinici. Se si vuole semplicemente migliorare la performance sportiva/lavorativa, o avere strumenti di gestione di scelte di vita, o ricevere un supporto in conflitti relazionali lievi il lavoro dei coaches o dei counselors è davvero una valida alternativa a scelte più strutturate e decisamente più impegnative come la psicoterapia. E’ importante ricordare però che quando si è in presenza di sintomi psicopatologici (come ansia invalidante, depressione, attacchi di panico, traumi), è necessario prendere contatto con psicologi e psicoterapeuti formati e con certificazioni di studio chiare e reperibili presso gli albi professionali.
La salute mentale non è un hobby né un mercato di consigli. Diffidate degli psico-influencers che pompano le loro pagine social di frasi o video motivazionali e insistono nel ridurre a banali cali di spinta alla crescita personale le sofferenze profonde dell’anima. Psicologi e psicoterapeuti studiano anni e investono anche parecchie risorse economiche nella loro formazione per un motivo: il cervello e la psiche umana sono complessi, e intervenire senza competenze può fare danni enormi. Come dice un proverbio: “Quando il mare è calmo, ogni principiante è marinaio” quindi fintanto che si abbia a che fare con stati emotivi passeggeri o si cerchino ispirazioni motivazionali, si può approcciare alla questione in modo più leggero, ma in presenza di malesseri più profondi, o sintomi invalidanti è bene rivolgersi alle figure preposte alla cura clinica.
Se state cercando aiuto, verificate sempre:
Iscrizione all’Albo (per psicologi/psicoterapeuti).
Specializzazione riconosciuta (per psicoterapia).
Assenza di promesse miracolose (del tipo “Sconfiggi l’ansia in 10 sedute”)