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Quando la pandemia da Covid-19 si è abbattuta sulle nostre vite scandite da routine e abitudini quotidiane, seminando smarrimento e incertezza, mi fu chiaro che uno degli aspetti più faticosi riguardava proprio la difficoltà di riadattare la mia professione di terapeuta in favore di un’imposta dimensione virtuale che poi è stata acquisita nel gergo comune di oggi come la “psicoterapia online”.

Il tentativo macchinoso di ricavare uno spazio dedicato alle sedute virtuali all’interno della mia casa, che non era appunto il luogo deputato al mio lavoro, era stato davvero frustrante.

Il mio studio era (ed è) disposto in base a una serie di criteri spaziali per rispettare le giuste necessità del setting: scrivania e sedie opposte, o divano e poltrona; sedute frontali per la tecnica EMDR, e tutti quegli aspetti che possono apparire casuali o irrilevanti, ma che al contrario non lo sono affatto.

Ricordo che, non appena ci fu “consentito” di uscire da casa per esclusive ragioni di necessità tra cui appunto il lavoro, mi sono precipitata a studio con un senso di sollievo e con la percezione di una riconnessione con i pazienti che a loro volta mi restituivano altrettanto.

La nascita della psicoterapia online

Proprio a seguito del fenomeno pandemico che ha portato una accelerazione verso la digitalizzazione in quasi tutti i settori, si è assistito alla diffusione graduale ma incalzante di svariate piattaforme che offrono i servizi di psicologia e psicoterapia online, e che a oggi sembrano essersi imposte sul mercato.

E mi pare quasi di ricordare quando nel non lontano 2015, secondo il codice deontologico di allora, lo psicologo o psicoterapeuta, aveva il divieto imposto di pubblicizzare la propria attività professionale dal momento che la stessa era valutata come potenzialmente lesiva della dignità della professione, e poteva essere interpretata come una forma di concorrenza sleale. In soli dieci anni il cambiamento è stato notevole, e vale la pena di considerare i benefici di questa nuova modalità di trattamento psicologico ma anche i suoi limiti.

Benefici della psicoterapia online

Gli svariati benefici che l’accesso alla psicoterapia online può portare agli utilizzatori (e il termine non è casuale) sono stati studiati anche da alcune ricerche scientifiche (solo per citarne alcune, Andersson, G., & Cuijpers, P. (2009). Internet-based and other computerized psychological treatments for adult depression: A meta-analysis. Cognitive Behaviour Therapy, DOI: 10.1080/16506070903318960 ; Karyotaki, E., et al. (2021). Internet-based cognitive behavioral therapy for depression: A systematic review and individual patient data network meta-analysis.DOI:10.1001/jamapsychiatry.2020.4364) ed elencandone alcuni possiamo menzionare:

  • L’ Accessibilità: La terapia online permette di accedere a professionisti qualificati anche per chi vive in aree rurali o isolate, dove i servizi di salute mentale potrebbero essere scarsi o inesistenti.
  • La Privacy: Per chi teme lo stigma associato alla terapia, l’online offre un maggiore anonimato e privacy, riducendo il timore di essere visto entrare in uno studio di psicoterapia.
  • La Flessibilità: Le sedute online possono essere più facilmente adattate agli impegni personali e professionali, riducendo i conflitti di pianificazione.
  • Costi ridotti: Alcuni terapeuti offrono tariffe più convenienti per le sedute online, rendendo la terapia più accessibile economicamente.
  • Comfort: possibilità di svolgere le sedute da casa, in un ambiente familiare.

È importante anche specificare che le ricerche su questa innovativa modalità di svolgimento delle sedute hanno preso in esame le terapie condotte su persone con disturbi psicologici di lieve entità, come ansia e depressione moderata e non disturbi mentali più gravi e complessi.

Tra le piattaforme di psicologia online più famose troviamo: Uno Bravo; Serenis; Betterhelp

Le falle di sistema della psicoterapia online

Serio rischio di efficacia ridotta della terapia

Oltre che nel nostro smartphone, anche nel nostro cervello esiste un sistema di localizzazione chiamato “neuroni GPS”, per l’appunto.

Studi scientifici oggi esplorano il legame tra i cosiddetti “neuroni GPS” (o cellule di posizione) e la memoria autobiografica, nonché gli effetti della disattivazione di questi neuroni in contesti come le relazioni online. Il campo è ancora in evoluzione e le ricerche specifiche sulla disattivazione di questi neuroni nella dimensione digitale delle relazioni umane sono in approfondimento.

I “neuroni GPS” sono cellule specializzate nel cervello che ci aiutano a orientarci nello spazio e a ricordare luoghi ed eventi. Queste cellule sono legate non solo alla navigazione spaziale, ma svolgono un ruolo cruciale nella memoria episodica e autobiografica. Secondo uno studio pubblicato su “Nature Neuroscience” (2015), i ricordi autobiografici sono spesso associati a luoghi specifici, e i neuroni GPS aiutano ad “ancorare” questi ricordi a contesti spaziali. Per esempio, ricordare un compleanno può richiamare alla mente la stanza in cui è stato festeggiato, grazie all’attivazione delle cellule di posizione.

Come i neuroni GPS sono connessi al processo terapeutico

La memoria autobiografica, come abbiamo capito, è fortemente legata ai contesti spaziali e sensoriali. Nelle terapie online, manca un ambiente fisico concreto (come lo studio del terapeuta che può avere un determinato odore, o una determinata disposizione dell’arredo), che normalmente aiuterebbe a fissare i ricordi delle sedute.

Inoltre, la memoria autobiografica è strettamente legata alle emozioni. Se i ricordi delle sedute terapeutiche sono meno vividi, anche l’impatto emotivo viene attenuato. Questo potrebbe portare a un minore coinvolgimento emotivo: I pazienti potrebbero sentirsi meno connessi al processo terapeutico, riducendo l’efficacia della terapia.

Nelle terapie in presenza, l’integrazione di stimoli multisensoriali aiuta a rafforzare i ricordi e le esperienze emotive, mentre nelle terapie online, molti di questi elementi sono ridotti o assenti.

Traumi complessi e psicoterapie online

Come ogni esperto di trauma psicologico sa, il corpo è un elemento centrale nel lavoro terapeutico sul trauma tanto che esistono interi approcci psicoterapici (Terapia Sensomotoria, Trauma informed  yoga Therapy, Emdr) che sono quasi del tutto centrati sul corpo. Soprattutto con i pazienti che riportano traumi multipli e complessi, la dimensione del corpo acquisisce un ruolo di enorme rilevanza, per non parlare dei pazienti con Disturbi Alimentari i quali (spiegato in modo sintetico) attraverso il rapporto con il corpo veicolano la loro sofferenza emotiva.

Il linguaggio non verbale è una componente cruciale della comunicazione emotiva. Nel setting online, la sua assenza può limitare la capacità del terapeuta di cogliere aspetti importanti del vissuto del paziente, come agitazione motoria, disagio o resistenze.

Nelle terapie che richiedono il recupero di ricordi traumatici o significativi (come nella terapia EMDR), la mancanza di un contesto spaziale potrebbe rendere più difficile accedere a queste memorie in modo vivido ed emotivamente coinvolgente e renderebbe impossibile al terapeuta intervenire per contenere uno scompenso emotivo del paziente.

Effetti sull’alleanza terapeutica delle terapie online e criticità etiche

L’alleanza terapeutica, ovvero il rapporto di fiducia e collaborazione tra terapeuta e paziente, è un fattore cruciale per il successo della terapia. E’ possibile stabilire una buona alleanza terapeutica anche nei setting virtuali, ma vi sono alcuni momenti significativi all’interno di un percorso terapeutico, tra cui anche solo un piccolo tocco su una spalla al termine di una seduta faticosa e complessa, può rivelarsi un elemento di rinforzo positivo nei confronti dell’impegno e della fatica che il paziente mette in atto nel suo percorso di cura di sé. Un ultimo cenno andrebbe fatto sulle criticità etiche e professionali rappresentate dai costi bassi delle sedute online e la sottopaga dei colleghi in cui il rischio di una “corsa al ribasso” dei prezzi, può portare a una svalutazione della professione con conseguente screditamento del lavoro offerto.

Il paziente non è un consumatore, la psicoterapia non è un prodotto

Come ogni novità che si affaccia su qualsiasi settore professionale non bisognerebbe prendere posizioni rigide in forma aprioristica. Le ricerche in corso porteranno ulteriori dati riguardanti le psicoterapie online, al fine di fornire quante più informazioni scientifiche a supporto dell’uno o l’altro setting.

E’ altresì innegabile che poter usufruire di una terapia online è già qualcosa piuttosto che rinunciare del tutto al sostegno per la salute mentale, e ciò rappresenta un importante passo in avanti; tuttavia, è importante ricordare che la psicoterapia si rivolge a pazienti in quanto persone sofferenti (dal latino “patiens” colui che sopporta la sofferenza) e non a utenti o peggio a dei consumatori. Dopo il fast-food, il fast-fashion, e il fast-dating, ora siamo nell’era della “fast-therapy”. Sembrerebbe che per trovare il terapeuta più adatto basti rispondere al questionario delle piattaforme di terapia online che grazie a “un algoritmo” si viene indirizzati allo psicologo più adatto alle necessità personali…“Sento gli agnelli gridare, Clarisse”(cit.)

Scetticismi a parte, bisogna ponderare il rischio di mercificazione connesso alla digitalizzazione di una professione così delicata come è l’esercizio della psicoterapia, e ciò dovrebbe far riflettere sulla reale capacità di questi servizi di offrire alle persone ciò che la psicoterapia vera dovrebbe essere: un’esperienza. La psicoterapia, è un’esperienza che si fa in primis con sé stessi, guidati da un terapeuta in un setting accogliente e non giudicante. Questo processo è più efficace in una dimensione interpersonale reale, l’unica in cui è possibile condividere gesti, silenzi ed eccezionalmente piccoli contatti fisici volti a rafforzare il legame terapeutico e in favore del percorso di guarigione.

Per quanto attuale, moderna, flessibile e forse più economica questa modalità possa sembrare, la psicoterapia attraverso lo schermo dovrebbe limitarsi a poche eccezioni e soprattutto dovrebbe avere alle spalle già un vissuto in presenza per aver potuto stabilire una vera relazione a 360 “sensi” tra terapeuta e paziente.

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