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Grazie alla facilità con cui i mezzi di comunicazione moderni diffondono informazioni scientifiche, può capitare che concetti complessi vengano semplificati in modo eccessivo, diventando fuorvianti. Uno di questi sembra essere l’ossessione di modi per la disintossicarsi dalla dopamina, oggi protagonista indiscussa dei temi trattati nel “coaching del benessere”.

Sarà capitato a molti di imbattersi in video o post che promuovono tecniche per “disintossicarsi dalla dopamina”, spesso spiegati da content creators piuttosto che da esperti. Ma è davvero possibile (e sensato) disintossicarsi dalla dopamina, ovvero un neurotrasmettitore essenziale per la nostra sopravvivenza? Facciamo chiarezza.

Cos’è la dopamina? (In parole semplici, ma non troppo)

La dopamina è una sostanza chimica prodotta dal cervello che funziona come un messaggero, trasmettendo segnali tra i neuroni. Pensatela come il “ministro del piacere”: quando svolge bene il suo lavoro, ci sentiamo motivati, felici e pronti a conquistare il mondo. È coinvolta in processi come la motivazione, la ricompensa e il benessere, ma non solo. Ecco alcune delle funzioni chiave della dopamina:

  • Piacere e ricompensa: Quando mangiamo il nostro cibo preferito o raggiungiamo un obiettivo, il cervello rilascia dopamina. È come un rinforzo positivo chimico che ci spinge a ripetere l’azione.
  • Motivazione: Senza dopamina, saremmo probabilmente bloccati sul divano a guardare il soffitto. È lei che ci spinge a cercare attività gratificanti.
  • Movimento: La dopamina è cruciale per il controllo motorio. Una sua carenza, come nel morbo di Parkinson, può portare a difficoltà di movimento.
  • Umore e attenzione: Bassi livelli di dopamina sono associati a apatia, difficoltà cognitive e persino depressione.

Insomma, la dopamina è la nostra “ricompensa chimica” per fare cose utili o piacevoli. Peccato che, a volte, il cervello decida di abusarne, creando dipendenze.

Dopamina e dipendenze: quando il sistema va in corto circuito.

Nello sviluppo delle dipendenze, il sistema di ricompensa viene “hackerato”. Vediamone alcuni esempi:

Dipendenza da sostanze: Droghe, alcol e nicotina causano un rilascio massiccio e immediato di dopamina, molto più intenso di quello prodotto da stimoli naturali (come mangiare o socializzare). Con il tempo, il cervello si adatta riducendo la produzione naturale di dopamina o il numero di recettori. Risultato? Tolleranza (serve di più per lo stesso effetto) e dipendenza (senza la sostanza, non si prova piacere).

Dipendenza da comportamenti: Shopping, gioco d’azzardo e persino relazioni affettive possono stimolare il rilascio di dopamina, anche se in modo meno intenso. Fare shopping o vincere una mano a poker attiva il sistema di ricompensa, creando una sensazione di piacere che spinge a ripetere il comportamento. Nelle relazioni, l’innamoramento aumenta i livelli di dopamina, creando una vera dipendenza emotiva.

Il circolo vizioso della dipendenza

Ecco come funziona il meccanismo di auto – rinforzo dopaminergico

  • Picco di dopamina: La sostanza o il comportamento provoca un rilascio immediato e intenso di dopamina, creando una forte sensazione di piacere.
  • Adattamento del cervello: Il cervello si abitua ai livelli elevati di dopamina e riduce la sua produzione naturale o la sensibilità dei recettori.
  • Tolleranza e astinenza: Per ottenere lo stesso effetto, serve di più. Quando la sostanza o il comportamento manca, arrivano ansia, depressione e irritabilità.
  • Comportamento compulsivo: Si continua a cercare la sostanza o il comportamento nonostante le conseguenze negative, perché il cervello associa quella cosa al piacere.

Ma perché è così difficile uscire dalle dipendenze? In primis dobbiamo tenere in considerazione i fattori emotivi: Molte persone usano sostanze o comportamenti compulsivi per gestire emozioni negative (ansia, depressione, disturbi post traumatici da stress), creando un circolo vizioso. Il nostro cervello associa la sostanza o il comportamento al piacere, creando un forte desiderio (craving) ogni volta che si è esposti a stimoli correlati. Inoltre vanno considerati i cambiamenti strutturali: la dipendenza altera le connessioni neurali, rendendo più difficile smettere. Quindi quando ci sentiamo dire che è solo una questione di “forza di volontà” o che “solo lo volessimo davvero” potremmo smettere, ci troviamo in una situazione di invalidazione emotiva e implicita colpevolizzazione.

Quando subentra un eccesso di dopamina, come rimediare?

Avendo chiaro che questa molecola è essenziale per il funzionamento del cervello, non ha senso parlare di “disintossicarsi dalla dopamina”. Quello che possiamo fare è riequilibrare il sistema di ricompensa, riducendo la sovrastimolazione da attività che causano un rilascio eccessivo di dopamina. Ecco come:

Limitare le attività iper-stimolanti: ridurre il tempo dedicato a social media, videogiochi o binge-watching.

Praticare la mindfulness: meditazione e consapevolezza aiutano a ricalibrare il cervello.

Concentrarsi su ricompense sane: Sostituire le attività ad alto rilascio di dopamina con esercizio fisico, lettura o tempo nella natura.

Stabilire dei limiti: creare un programma che bilanci lavoro, svago e riposo.

Migliorare il sonno: una buona igiene del sonno è essenziale per regolare i livelli di dopamina.

Seguire una dieta equilibrata: la tirosina, presente in alimenti ricchi di proteine, è un precursore della dopamina.

Evitare sostanze: Droghe e alcol alterano la regolazione della dopamina. Ridurne l’uso aiuta a ripristinare l’equilibrio.

Concludendo quindi,  non abbiamo bisogno di disintossicarci dalla dopamina, ma imparare a gestire il suo rilascio in modo equilibrato, evitando che il suo eccesso o la sua carenza compromettano la nostra qualità di vita.

In un mondo sempre più iperstimolante, dove social media, notifiche e ricompense immediate rischiano di sovraccaricare il nostro sistema dopaminergico, è fondamentale adottare strategie che ci aiutino a ricalibrare il nostro rapporto con il piacere e lo stress.

Come suggerisce lo psicologo Hans Selye, noto per i suoi studi sullo stress: “Non è lo stress in sé a ucciderci, ma il modo in cui lo affrontiamo”.

4 Comments

  • Davide ha detto:

    Gentile dottoressa, “combatto” la depressione e disturbi bipolare non gravissimo da circa 30 anni. Decine di ricadute in depressione con reazione quasi sempre efficace alle decine di farmaci somministratimi in questi 30 appunto.
    Negli ultimi anni sono diventato più resistente ai farmaci ed anni fa’ ho assunto, ovviamente con consulenza medica il Mirapexin. Tutto bene, esco dall’ episodio depressivo ma, durante il Covid inizio a sperperare denaro in borsa, gamling addicted, ed avere comportamenti sessuali da “sex addicted”. Avviso il medico dopo il disastro finanziario già avvenuto ed ovviamente lui mi fa’ sospendere il Mirapexin, ma la frittata era fatta. Negli ultimi 2/3 anni ho alti e bassi, riesco a lavorare e recuperare un pochino di sicurezza finanziaria, ma ecco che da un anno a questa parte, sentendomi molto demotivato, aggiungo nuovamente il Mirapexin alla cura base fatta di Litio, Anafranil, Wellbutrin e Lamictal.
    Con il Mirapexin negli ultimi 2 mesi torno a sperperare denaro in borsa e a tornare ai livelli del COVID. Ovviamente avverto il medico quando il dado è tratto.
    Il mio problema in definitiva è ché non sono gratificato da una vita “normale” e che riesco a condurre solo se non sono in depressione e ovviamente con le dovute cure ed ultimamente il Mirapexin ha contribuito ha volere stimoli sempre maggiori fino a rovinarmi finanziariamente.
    Come posso curare la depressione e non fare lo switch che mi porta a esagerare, tenendo conto che senza switch faccio una fatica tremenda a portare avanti gli impegni della vita quotidiana? A 57 anni dopo 30 anni di psicofarmaci ho sempre più voglia di arrendermi.
    Grazie

    • Dr Ludovica Bedeschi ha detto:

      Gentile Davide, grazie per il suo commento e per la condivisione della Sua situazione. Consiglio di intraprendere un percorso di psicoterapia specifica per il disturbo bipolare, se non l’ha già fatto. Con la psicoterapia continuativa si può lavorare bene sul riconoscimento dei prodromi delle crisi sia ipo che manicali. Se ciò non fosse abbastanza contenitivo, valuterei una seconda opinione sulla terapia farmacologica, che nel caso del Disturbo Bipolare sembra essere una scelta non opzionale. Un saluto cordiale. LB

  • Giuliana Gentilini ha detto:

    Salve vorrei sapere informazioni sulla ludopatia

    • Dr Ludovica Bedeschi ha detto:

      Grazie per il tuo commento. La ludopatia è una forma di dipendenza comportamentale in cui il gioco d’azzardo attiva in modo intenso e ripetuto i circuiti cerebrali della ricompensa, in particolare quelli legati alla dopamina. Tuttavia, è importante chiarire che non si diventa dipendenti dalla dopamina in sé, ma dal comportamento che produce quella scarica di piacere, eccitazione o sollievo.

      Per questo motivo, più che di “disintossicazione dalla dopamina”, sarebbe corretto parlare di recupero di un rapporto più equilibrato con gli stimoli gratificanti. Nella ludopatia, il trattamento psicologico aiuta la persona a comprendere i meccanismi che mantengono il comportamento di gioco, a gestire gli impulsi e a sviluppare modalità alternative per affrontare emozioni, stress e bisogni personali.

      La buona notizia è che la ludopatia può essere trattata efficacemente, soprattutto quando la richiesta di aiuto arriva precocemente e il percorso terapeutico è adeguatamente strutturato.
      Saluti!

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